La voglia di moto da
trasmettere
anche agli altri
"Niente di vero tranne gli occhi"
di Giorgio Faletti
MOTOCICLISMO
AGOSTO 2002 - ANNO 89 // SETTEMBRE 2005 - ANNO 92
" [...]
La moto
era il viaggio senza bisogno di parole.
Jordan ricordava che da un certo punto della sua vita in poi non era stato né
facile né difficile rifiutare il conforto di un tetto sulla testa o la danza
ipnotica dei tergicristalli o la cortesia di un posacenere. Era stato naturale
come innaturale sarebbero state quelle due ruote in più. La moto era l'attesa
sotto un cavalcavia con lo sguardo rivolto verso l'alto aspettando che la
pioggia passasse. Era l'occhio di un ciclone acceso nella notte. Era velocità
quando serviva ma, come aveva detto a Lysa, era soprattutto la libertà, che non
è mai a sufficienza. Anche adesso, che libero non lo era affatto. Soprattutto
adesso che, come in tutte le piccole ipocrisie umane, girava lo sguardo altrove
per non doverne capire il motivo.
All'Amazing Race, il negozio sotto casa, avevano comprato un casco integrale
anche per Lysa. Jordan aveva visto il suo viso sparire nel rituale della
vestizione, che in qualche modo riportava ogni biker a qualche cosa di epico, a
quando la tecnologia era rappresentata solo da un'armatura piegata a mano dal
martello di un fabbro. Era il desiderio d'avventura che non si piegava mai o
forse la necessità inconfessata di nascondersi con la scusa di proteggersi.
Di Lysa era rimasto il dettaglio degli occhi, inquadrati nella feritoia del
leggero casco in kevlar che avevano scelto. Jordan li aveva visti sparire nella
plastica scura della visiera abbassata e subito li aveva rimpianti.
Aveva acceso in fretta la moto perché il rumore del motore coprisse quel
pensiero.
Adesso
sentiva la sua passeggera muoversi in sincrono perfetto con le esigenze della
guida e della strada, che esigono di non fuggire dalle proprie paure ma
piuttosto di lanciarsi verso di esse e vincerle per la sicurezza dell'andare.
Lysa pèareva sapere per istinto che in moto la cosa più giusta era la osa che
risultava meno naturale. Lasciarsi pendere nel vuoto era il solo modo per
evitare che quel vuoto, che aveva asfalto in corsa come pavimento, li
inghiottisse.
Era la compagna di viaggio ideale. [...]
Si attaccò all'acceleratore come un alcolista alla bottiglia.
Sentì la spinta del motore e il senso di gravità compressa dell'accelerazione.
Aveva strada davanti, sotto e dietro alle spalle, e nonostante tutto Lysa era
ancora lì, docile e arrendevole nelle pieghe delle curve, presente e assente,
tuttavia incollata a lui per ricordargli suo malgrado che esisteva.
[...]"
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"Niente di vero tranne gli occhi" di Giorgio Faletti ]
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[AGOSTO 2002 - ANNO 89]
[SETTEMBRE 2005 - ANNO 92]
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